Il governo? Subito a casa, prima si vota e meglio è
Intervento di Elly Schlein alla Direzione Nazionale PD (video).
Articolo della Stampa.
Alla fine, Elly Schlein tirò fuori le unghie. E, mettendo per un attimo da parte la sua linea “testardamente unitaria”, prese a schiaffi Giuseppe Conte. Senza dimenticare di attaccare la premier Giorgia Meloni («Avete fallito»).
Potrebbe cominciare così il romanzo delle primarie del centrosinistra. Con la segretaria Pd che decide, durante la sua relazione alla Direzione del partito, di rimettere al suo posto il presidente del Movimento 5 stelle. Probabilmente come mai aveva fatto da quando è al Nazareno. Al punto da ricordargli chi comanda, perché ha «il doppio dei voti».
Prima Schlein ha voluto smentire le “ricostruzioni fantasiose”, secondo cui sarebbe il Pd a far slittare il cantiere del programma di governo. «Noi siamo pronti, possiamo partire anche subito, basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli», dice la leader dem, ribadendo che al tavolo vuole tutte le forze della coalizione, compresi i centristi, ancora in fase di organizzazione. Poi un rapido riassunto delle puntate precedenti: «Ho proposto agli alleati a novembre dell'anno scorso, 2025, dopo le regionali, un grande percorso di ascolto. Lo abbiamo fatto insieme, attraverso il Paese – ricorda -. Legittimamente c'è chi ha annunciato un proprio percorso che si è concluso solo a settembre di quest'anno. Noi il nostro l'abbiamo fatto a febbraio».
A Conte iniziano a fischiare le orecchie, ma è solo l’inizio. Perché, evidentemente, degli ultimatum dell’ex premier sull’Ucraina e non solo, al Nazareno ne hanno abbastanza. «Il programma si scrive con tutta l'alleanza, sapendo bene che bisogna essere inclusivi – prosegue Schlein - ma non è che uno vale uno in quella discussione». Chiaro riferimento al principio originario dei 5 stelle, in realtà poi superato da Conte. Ancora: «A noi non ha regalato niente nessuno: se siamo saldamente il primo partito dell'opposizione ce lo siamo guadagnati col sudore e con l'impegno, a convincere le persone una per una, che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze, alle Europee alle Regionali e alle Comunali. Generosi sì, ingenui no». Nel salone al terzo piano del Nazareno scatta l’applauso più forte della mattinata: in molti aspettavano da tempo che la segretaria alzasse la voce con l’alleato e mettesse qualche puntino sulle “i”.
Lei non ha finito, perché non ha gradito nemmeno le uscite di Conte sulle primarie, tutte volte a far sembrare lei quella ossessionata dalla corsa per Palazzo Chigi. «In qualsiasi altro paese europeo non ci sarebbe stata questa discussione, perché è normale che guidi la coalizione il leader del partito che prende un voto in più: non è egemonia, è democrazia», scandisce. Poi, per essere ancora più chiara, aggiunge: «Se c'è chi non riconosce questo principio democratico, faremo le primarie e le vinceremo insieme, avendo poi cura di rappresentare tutti – sottolinea. Non abbiamo paura del voto e della democrazia. Sia l'accordo a chi prende un voto in più sia le primarie passano da una legittimazione popolare».
Il presidente 5 stelle è sistemato, ma Schlein offre anche una coda “complottista”, tornando sulle presunte manovre “di un pezzo di establishment”, che non la vorrebbe a Palazzo Chigi. «Sento scricchiolare le vostre certezze, non ci fermerete». Chiusura con un moto di orgoglio, per tutti i retroscena che l’hanno dipinta debole e inadeguata all’incarico. «Siamo un gruppo dirigente che non si fa portare a spasso da nessuno – affonda – e che si candida a guidare l’alleanza e poi il Paese».
