La Chiesa non è neutrale, costruisce la pace
Intervento di Matteo Zuppi.
"Nella costruzione di ponti di dialogo e di confronto, di pace e non di guerra, la Chiesa sa dove stare, non è neutrale". Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Bologna, dialogando con gli studenti di Palermo, nella prima giornata della seconda edizione di Storie, umanità e dialoghi (Sud) promossa dall'università.
Il presidente della Cei ha citato le parole di un suo predecessore, il cardinale di Bologna Giacomo Lercaro, per spiegare il dialogo continuo della Chiesa in tutte le sue espressioni con l'università, la scuola, l'associazionismo, la politica e la società sottolineando che "non un comodo posizionamento dove consumare ottimismo, ma un ruolo da coltivatori di impegno e speranza".
All'incontro hanno partecipato l'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, il sindaco Roberto Lagalla e il rettore Massimo Midiri. A cucire gli interventi e dialogare con il Cardinale Matteo Zuppi è stata Valentina Favarò, direttrice del dipartimento Culture e Società.
Al Cardinale Matteo Zuppi è stato chiesto se il dialogo è un antidoto alla disgregazione sociale delle grandi città come Palermo, dove le periferie sono sempre più lontane dal centro che, a sua volta, testimonia la presenza di numerose "periferie esistenziali".
"La disgregazione - ha osservato il presidente della Cei - viene dalla mancanza di dialogo, dall'indifferenza, dalle logiche parallele che non affrontano i problemi o lasciano a ciascuno il proprio problema, ma tutti i problemi si risolvono soltanto con l'arte più umana che è quella del dialogo, del pensarsi insieme, del comunicare, dell'elaborare qualcosa che ci unisce. E' vero - ha aggiunto il cardinale Zuppi - le nostre città e anche il mondo appaiono disgregati a causa del tanto individualismo e della mancanza di dialogo. Però attenzione, il dialogo non è di chi grida più forte, atteggiamento che la cronaca propone quotidianamente: in genere chi ha poche idee le strilla, ma quello è un monologo. E il monologo, purtroppo - ha concluso il presidente della Cei - corrisponde a questa stagione della forza e della minaccia in cui conta quello che dico io e l'ascolto viene considerato una minaccia perché si teme che arrivi qualcuno che parlerà più forte di me".
