Prima dei confini ci sono le persone
Articolo di Repubblica.
Accolto da applausi scroscianti e coretti “viva il Papa”, Leone XIV ha partecipato al meeting di Comunione e liberazione a Rimini invitando i 60mila presenti a smascherare “i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali”, ed ha incoraggiato Cl ha proseguire nel “rinnovamento” avviato sotto papa Francesco.
“Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte”, ha detto Prevost. “A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti”. Prima del suo intervento il Papa ha visitato i padiglioni: prima tappa la mostra dedicata a sant'Agostino, dove è stato accolto dal superiore degli agostiniani Joseph Farrell e dal cardinale di Algeri Jean-Paul Vesco.
L’unico Papa ad aver partecipato al “meeting dell’amicizia tra i popoli” fu Giovanni Paolo II nel 1982. “Riconoscendoci nella dignità di figli di Dio”, ha detto oggi Leone, affiancato dal cardinale Pietro Parolin, “veniamo a contatto con ciò che accomuna originariamente gli esseri umani, al di là di ogni diversità, separazione o conflitto. Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone”.
Papa Leone ha incoraggiato i ciellini a evitare l’autoreferenzialità. “Mettetevi in gioco!”, ha detto, “apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta. Il Movimento, i gruppi, le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà. Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri”. Nell’amore, ha detto Prevost, “non c’è mai costrizione, indottrinamento, mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.
“Una certa perdita di influenza, che noi adulti abbiamo forse temuto e combattuto”, si è limitato a dire oggi papa Leone, rivolgendosi in particolare ai giovani, “doveva rivelarci che possiamo stimare di più la potenza del Vangelo, dei legami che genera, della logica che accende, della vita che fa sorgere”. Certo, ha detto il Papa, “dobbiamo ammettere che portiamo questo tesoro “in vasi di creta” e che spesso la credibilità della nostra testimonianza personale e comunitaria è segnata dal limite e dal peccato. Ma è il Signore che ci rialza sempre, come singoli e come comunità!”.
“Cari amici, amate sempre la Chiesa!”, ha detto il Papa tra applausi scroscianti: “Amate e preservate l’unità della “compagnia” attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a sé. Come ebbe a dirvi Papa Francesco in occasione del centenario della nascita del vostro fondatore”, ha ricordato Leone, “anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia e possono essere momenti di rinascita. Comunione e Liberazione nacque proprio in un tempo di crisi, quale fu il ’68. In seguito, don Giussani non si è spaventato dei momenti di passaggio e di crescita della Fraternità, ma li ha affrontati con coraggio evangelico, affidamento a Cristo e in comunione con la madre Chiesa’. Ebbene, carissimi”, ha proseguito Prevost, “proprio nel travaglio del cambiamento d’epoca, in questo mondo lacerato da molteplici crisi, possiamo riscoprire ‘il “gusto spirituale” di essere Popolo di Dio, riunito da ogni tribù, lingua, popolo e nazione, che vive in contesti e culture diverse’”, ha detto Leone citando il recente sinodo.
“Il dono dell’ascolto è qualcosa che, penso, tutti riconosciamo, ma che spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa”, ha detto il Papa. “E’ un cammino che richiede anche il rinnovamento di ogni realtà associativa e movimento ecclesiale. Vi invito, sia all’interno del Movimento di Comunione e liberazione, sia nelle Chiese particolari a cui ognuno di voi appartiene”, ha proseguito Leone, “a fare questa esperienza del camminare insieme: ognuno ascolta, si lascia trasformare dalla fede altrui e insieme, sotto la guida dei pastori, si maturano nuove consapevolezze, passi ulteriori, obbedienze coraggiose allo Spirito Santo”.
Articolo della Stampa.
Il Papa lancia un appello al Meeting di Rimini affinché si costruisca un nuovo modello di società: «Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l'educazione dall'ideologia, il lavoro dall'idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte». E ancora: «Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo. Occorrono pionieri coraggiosi, che comincino dalla propria inversione di rotta a rendere convincente e credibile la conversione richiesta a tutti».
C’è il saluto, atteso, con Roseline Hamel e Nassera Kermiche, la sorella di padre Jacques Hamel, ucciso nel 2016, e la madre di Adel, uno dei suoi attentatori. E anche quello ai ragazzi disabili, in prima fila per ascoltare il suo discorso al Meeting di Rimini. Si è conclusa così la visita di Papa Leone XIV al tradizionale appuntamento di Cl. Per Prevost, prima di lasciare il Grand Auditorium allestito appositamente per la sua visita, ci sono stati anche i saluti con i vertici del Meeting e pure con il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, presente con la moglie ma «in forma privata» come ha spiegato lui stesso. Ad ascoltare il discorso di Leone XIV in un padiglione che era attrezzato per contenere circa 10mila persone, molti relatori che hanno partecipato ai panel dei primi giorni - dalla vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna al presidente dell'Anci e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi - oltre ai rappresenti delle istituzioni locali (il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad, quello di Cesena Enzo Lattuca, che è anche presidente dell'Upi, il governatore dell'Emilia-Romagna Michele De Pascale).
Papa Leone XIV si è poi spostato al porto di Rimini per la celebrazione eucaristica, accolto da un bagno di folla, assiepato intorno alla papamobile tra i fedeli. Alla fine della celebrazione il rientro in elicottero in Vaticano.
Prima A San Marino il Papa ha avvertito che «la buona politica tutela la vita dal concepimento al termine naturale». Nella visione cristiana, ha detto il pontefice, «libertà e comunione stanno o cadono insieme. Molti santi e sante hanno dato inizio a esperienze di vita comunitaria in cui le persone esprimono la propria libertà nell’obbedienza a una regola, basata sul Vangelo». Leone XIV ha sottolineato «il valore peculiare di uno Stato piccolo, a misura d’uomo, in cui è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini e, dunque, una democrazia più effettiva, tanto più se animata anche dall’ispirazione cristiana». Perciò «la Repubblica di San Marino può essere un laboratorio di buona politica, dove, senza derogare alla laicità dello Stato, si può attingere ai principi della dottrina sociale cattolica: la ricerca del bene comune, la destinazione universale dei beni, l’armonia di sussidiarietà e solidarietà, la giustizia sociale».
Questo impegno, secondo Robert Francis Prevost, «appare oggi ancor più prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e la Repubblica di San Marino si troverà a relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realtà complessa, la quale potrà trarre grande giovamento dal vostro contributo». L’obiettivo principale a cui tendere in questo “laboratorio” è la cura dell’umano. Una comunità «ricca di valori tradizionali e al passo con i tempi sul piano tecnologico», può perseguire efficacemente questo obiettivo».
Una cura che «si traduce nella tutela di ogni vita, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale. La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione». Infatti «la capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere umani». Evidenzia Leone XIV: «La tecnologia può sostenere anche la cura reciproca tra persone, ad esempio se offre strumenti che aiutano a prevedere e organizzare, ma senza esautorare la libertà e il giudizio dell’essere umano, soggetto delle relazioni e responsabile delle decisioni».
La lettera di Mattarella - Nel giorno della visita di Leone XIV, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto un messaggio al Pontefice, ringraziandolo per le parole indirizzate all'Italia in occasione della visita pastorale nella Repubblica di San Marino, che coincide con il centenario delle relazioni diplomatiche tra San Marino e la Santa Sede. Mattarella ha sottolineato la «solidità di un legame fondato su valori condivisi e su un costante dialogo al servizio della pace, della dignità della persona e del bene comune», richiamando anche il ruolo di Leone XIV in una fase internazionale «in cui l’ordine internazionale è vieppiù esposto a pericolose pulsioni verso la legge del più forte». Il capo dello Stato ha quindi espresso la convinzione che la presenza del Pontefice a San Marino rappresenti «la più alta ispirazione» per le autorità e i cittadini del Titano e un richiamo a «operare come costruttori di pacificazione» e a ricercare «la concordia tra i popoli».
