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Le prospettive del multilateralismo

Scritto da Massimo Cingolani.

Massimo Cingolani
Intervento al dibattito “Le prospettive del multilateralismo: I paradossi nell’attuale sistema internazionale e la crisi dell’ordine liberale” nell’ambito degli Incontri Riformisti 2019.

Trenta anni fa, in questi giorni cadeva il muro di Berlino, un muro che aveva caratterizzato il mondo multipolare dalla fine del II Guerra Mondiale.
Sembrava che l’ONU, le istituzioni finanziarie internazionali, le agenzie (come FAO,OMS,UNESCO) potessero, finalmente liberate dalla guerra fredda, contribuire ad una vera governance mondiale.
Gli allargamenti della Nato e del’ Europa ad Est, (magari affrettate con il senno di poi), il trattato di Maastrich, sembrava andassero verso quella direzione.
Questo sistema con la centralità del modello occidentale con il fulcro di mercato e democrazia pareva essere inarrestabile.
Nazioni Unite, banca Mondiale, Fondo monetario internazionale, Unione Europea, sembravano gli unici soggetti titolati a dirigere il mondo.
Ma già all’inizio del nuovo secolo si accentua la crisi del multilateralismo in particolare dopo l’11 Settembre, con tutto quello che ne consegue e soprattutto con la grande crisi economica e finanziaria del 2008-2009 la situazione si aggrava.
Tra i fattori di crisi c’è una globalizzazione economica insufficientemente governata, perché se è vero che ha permesso di acquistare beni e servizi a basso costo, basti pensare solo al viaggiare, ha anche accentuato la finanziarizzazione dell’economia. la web economy ha aumentato i consumi di certi beni ma ha anche favorito una trasformazione del lavoro con l’introduzione di forme contrattuali sempre più flessibili.
Inoltre in questi anni si è fermato l’ascensore sociale, sono aumentate le diseguaglianze, e si è accentuata la polarizzazione economica centro periferia.
Il successo della protesta contro il liberalismo non è solo per le conseguenze economiche della globalizzazione che hanno peggiorato le condizioni economiche del ceto medio, ma anche per una reazione al multiculturalismo e anche alla “crisi fiscale”, basta pensare ai movimenti nati sulla base di una rivolta fiscale contro la tassazione diretta e indiretta (vedi gilet gialli e ma anche Iran su benzina ultimamente), rivolta che era già emersa alla fine del secolo scorso.
Queste modalità di percezione del processo del globalizzazione, sono tra le cause del successo di sovranismi e populismi.
La rivoluzione digitale tanto auspicata, però per la sua velocità penalizza forze politiche che propongono progetti di medio e lungo termine, come ad esempio l’integrazione europea.
Lo stesso sviluppo dell’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie pongono nuove sfide per la sicurezza dei sistemi informatici che governano l’attività di settori industriali e finanziari nei principali Paesi.
La crisi delle istituzioni multilaterali ha gravi conseguenze sulla stabilità mondiale e lo sviluppo economico, ed anche quest’anno si sono moltiplicati i segnali di tale crisi.
Crisi che a livello politico possiamo identificare principalmente nell’amm.ne Trump, con il divorzio tra gli USA e l’ordine mondiale che prima avevano inventato e poi allargato.
Gli Usa sono usciti dal Global Compact dell’Onu, dal Consiglio dell’ONU per i diritti umani, dall’Unesco. La guerra dei dazi, in particolare con la Cina, e non solo, (pensiamo a Europe, motor e food) lascia intendere che gestire congiuntamente questioni internazionali non è una priorità.
Inoltre per Trump gli Usa sono danneggiati dal sistema di regole che hanno contribuito a costruire da qui la svolta verso il bilateralismo, pensando che nei confronti bilaterali gli Usa abbiano sempre una posizione di forza, ma le guerre commerciali non sono più facili da vincere… (costi sociali e distruzioni quando si esce dal mercato e si fallisce, non sono meno gravi dei bombardamenti).
Poi la crescita della Cina e della Russia.
La Russia ad esempio è convinta che la preminenza dell’occidente sia in declino e di avere un ruolo importante nel nuovo sistema multipolare.
La Cina e in parte anche l’India, la Russia sono capaci di innovare, attrarre capitali, senza aver sviluppato un sistema democratico compiuto e avere un agenda riformista, (anzi la Cina proprio non ne vuol sentire parlare) e un progetto di sviluppo ecosostenibile. Questo discorso tra l’altro riguarda in generale diversi paesi del G20, basti pensare al Brasile di Bolsonaro e le posizioni sull’Amazzonia.
Capitolo a parte la crisi delle istituzioni finanziarie, in particolari le difficoltà dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), che rischia di essere smantellato sia per iniziativa americana sia di alcuni paesi emergenti.
Il G20 all’interno del quale si governa il sistema multilaterale degli scambi, pensiamo solo alla regolamentazione del e.commerce, a questo punto potrebbe l’ultima frontiera del multilateralismo.
Ultimo capitolo la crisi Turco-Siriana-Curda, che ha evidenziato la marginalità della UE ed accentuato anche come una delle istituzioni paradossali sia la NATO, alleanza nella quale è presente la Turchia.
Anche nel secolo scorso la Turchia, fu la causa dell’inizio delle crisi dell’ordine mondiale.
Con la guerra italo turca, inizio crisi della triplice intesa.
Triplice Alleanza e Triplice Intesa era il multilateralismo di quegli anni.
La Nato è appunto una delle istituzioni su cui si è retto l’ordine liberale dal secondo dopoguerra, e pur essendo la prima istituzione messa in discussione dalla caduta del muro di Berlino è quella che più ha cercato di adattarsi alla crisi, con gli allargamenti, gli interventi militari e rimane l’unico strumento multilaterale di gestione delle sicurezza europea.
L’ordine liberale è in crisi, perché nella globalizzazione, non è riuscito a mantenere le promesse di benessere, democrazia e sicurezza.
E la scelta del multilateralismo si fonda su una leadership basata su istituzioni internazionali che sviluppano un legame tra istituzioni, legittimità politica e democrazia.
In questo scenario diventa più che mai attivo il ruolo della UE.
Europa che come descrive una citazione famosa, che non si sa chi l’abbia detta per primo è: un nano politico, un gigante economico e un verme militare.
Soprattutto delle cose da fare, superando un generico impegno alla riduzione delle diseguaglianze, su come sviluppare nuove infrastrutture, maggiore educazione, promuovere una vera parità di genere a livello globale, ecc.

eupilio 30112019