La medicina del futuro è già qui
Articolo di Carlo Borghetti.
Oggi sono intervenuto in MIND agli Stati generali della genomica, una delle più grandi rivoluzioni scientifiche del nostro tempo. Ecco il mio intervento:
“La genomica rappresenta una delle più grandi rivoluzioni scientifiche del nostro tempo. Da quando è stato completato il Progetto Genoma Umano, abbiamo compreso che il DNA non è soltanto il codice della vita, ma una chiave straordinaria per prevenire, diagnosticare e curare le malattie in modo sempre più preciso e personalizzato.
Oggi, grazie alle tecnologie di sequenziamento di nuova generazione, possiamo individuare mutazioni responsabili di patologie rare, prevedere il rischio genetico di alcune malattie oncologiche e scegliere terapie mirate sulla base del profilo molecolare del paziente. È il cuore della cosiddetta medicina di precisione: non più una cura uguale per tutti, ma una cura costruita attorno alla persona.
Tuttavia, la genomica non è soltanto una questione scientifica: è una scelta politica, economica e sociale. Perché il suo potenziale si realizzi pienamente, è necessario un sostegno strutturale da parte del Governo e delle Regioni.
In primo luogo, occorrono investimenti stabili e programmati nella ricerca pubblica. Centri di eccellenza, università, IRCCS e laboratori devono poter contare su finanziamenti pluriennali per sviluppare infrastrutture tecnologiche avanzate, biobanche e piattaforme di analisi dei dati. La genomica produce enormi quantità di informazioni: senza una solida infrastruttura digitale e competenze bioinformatiche adeguate, questi dati rischiano di rimanere inutilizzati.
In secondo luogo, è fondamentale garantire equità di accesso. Non possiamo accettare che un cittadino abbia opportunità diagnostiche diverse a seconda della Regione in cui risiede. Il Governo dovrebbe definire linee guida nazionali chiare e aggiornate per l’uso dei test genetici, includendoli nei livelli essenziali di assistenza quando vi sia evidenza scientifica consolidata. Le Regioni, dal canto loro, dovrebbero coordinarsi per creare reti genomiche territoriali, condividere competenze e centralizzare le analisi più complesse, evitando duplicazioni e sprechi.
Un altro pilastro è la formazione. Medici, infermieri, biologi e farmacisti devono essere preparati a interpretare correttamente i risultati genetici e a comunicarli in modo etico e comprensibile ai pazienti. La genomica solleva questioni delicate: consenso informato, tutela della privacy, gestione dei dati sensibili. Serve una governance chiara che protegga i cittadini e rafforzi la fiducia nel sistema sanitario.
Infine, sostenere la genomica significa anche promuovere sviluppo economico. Le biotecnologie rappresentano un settore strategico per la competitività del Paese. Collaborazioni pubblico-private, incentivi all’innovazione e sostegno alle start-up possono trasformare la ricerca in occupazione qualificata e attrazione di talenti.
In conclusione, la genomica non è un lusso per pochi, ma un investimento per il futuro della salute pubblica. Governo e Regioni hanno la responsabilità di costruire un ecosistema che unisca ricerca, assistenza sanitaria, etica e innovazione industriale. Se sapremo cogliere questa opportunità, potremo offrire ai cittadini cure più efficaci, prevenzione più mirata e un sistema sanitario più sostenibile.
La sfida è complessa, ma la posta in gioco è altissima: non si tratta solo di sequenziare il DNA, ma di scrivere una nuova pagina della sanità italiana, fondata sulla conoscenza, sull’equità e sulla responsabilità collettiva”.
